Cadillac numero 17

EDITORIALE
Benvenuti su Cadillac 17, numero interamente composto da autori uomini, così come il 18 sarà composto da scrittrici e illustratrici. Perché? Non c’è un perché. I due numeri sarebbero dovuti uscire contemporaneamente, sarebbe stata una doppia uscita concept, e come tutti i concept fine a se stessa, ma non ci siamo riusciti e quindi benvenuti intanto su Cadillac 17.
Il numero si apre con un estratto di “Più segreti degli angeli sono i suicidi”, opera prima di Gian Marco Griffi di cui si parla subito dopo l’estratto, per cui qui tagliamo corto.
Segue “Shaft” di Roberto Conturso, racconto duro e maturo, mai prevedibile, con un bel polso da scrittore che sa il fatto suo. Leggetelo e diteci.
“Veganocrazia” di Matteo Moscarda è un racconto di fantascienza, molto divertente, vecchio stile. L’autore ci tiene a puntualizzare che il suo racconto non ha alcun valore “politico”, che non ce l’ha coi vegani, anzi, lui, il Moscarda, rispetta e apprezza tutte le cucine, da quelle locali a quelle ideologiche, e tutti gli stili di vita. Il suo racconto, ci dice di dire il Moscarda, gioca soltanto sulla vecchia inversione delle tendenze reali tipica delle ucronie.
“Un attimo di piacere” di Andrea Brancolini è leggero quanto deprimente, e ricorda un po’ “Stoner” di Williams, ma più contemporaneo.
Seguono “La gramigna” di Clarà, “Il fondamento cruento della civiltà” di Borgia e “Il minimo” di Felici, tutti e tre nati da un contest proposto tempo fa, il primo a tema “criminalità” e gli altri due sul tema “lavoro”. “La gramigna” ha ritmo e respiro tali da farci pensare che l’autore potrebbe scrivere un gran poliziesco; Borgia e Felici, invece, declinano uno stesso tema in modi opposti ma altrettanto riusciti, il primo attraverso una prosa ricca e implacabile, il secondo col piglio simpaticamente indolente di certi altri personaggi molto amati, di cui però non vogliamo nominarne nessuno.
Anche “La ragazza di Kobane” di Vellani, editato dal nostro Oreste Patrone, nasceva dal contest, con tema “avventura”. Si tratta, più che di un racconto, di uno scorcio tanto cinematografico quanto realistico.
Chiudono il numero: un estratto di un articolo di Marco Maculotti sulla paralisi ipnagogica (tratto da AXISmundi) e una disamina del nostro Taddeo Tebaldi sulla presunta “delegittimazione della cultura alta”. Tutto ciò ci sembra molto bello e variegato. Buona lettura!

Sfoglia il numero su Issuu, oppure scaricalo in PDF

INDICE

Gian Marco Griffi, Atacama
Roberto Conturso, Shaft
Matteo Moscarda, Veganocrazia
Andrea Brancolini, Un piccolo piacere
Paolo Clarà, La gramigna
Luca Borgia, Il fondamento cruento della civiltà
Stefano Felici, Il minimo
Luca Vellani, La ragazza di Kobane
Marco Maculotti, La paralisi ipnagogica
Taddeo Tebaldi, Sulla delegittimazione della cultura alta

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Una risposta a Cadillac numero 17

  1. ellagadda ha detto:

    L’ha ribloggato su Ella Gaddae ha commentato:
    Uno dei numeri più belli, per racconti e illustrazioni, dieci letture diverse tutte interessanti e ben strutturate.

    Piace a 1 persona

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