Andrea Esposito, Città assediata [scheda di lettura]

Testo di grande intensità e rigore che, impavidamente, non cede a effetti consolatori o ad ammicchi accattivanti. Siamo in una waste land sull’orlo della fine del mondo. Il ragazzo Giovanni, del quale non sappiamo nulla, cacciato di casa, uno squallido covo, è costretto a vagabondare in un mondo desolato e a vivere indicibili patimenti; tutto gli viene sottratto fino al buio e al silenzio finali. Ma all’orizzonte, in lontananza – sono le ultime parole del libro – s’intravede un cespuglio verde: chissà… Giovanni incrocia personaggi ambigui, vaga a lungo da solo ai margini della città, lungo il fiume, in un mondo glaciale e ostile, spopolato, in cui si aggirano branchi di cani famelici. Segue la descrizione dell’apocalisse che ha distrutto la città, in un crescendo inarrestabile di barbarie, di follia a cui nessuno è immune. Nessuno capisce cosa stia capitando, tutti cercano unicamente di sopravvivere, non fermandosi dinnanzi a nulla, trasformati in una sorta di morti viventi che agognano solo brandelli di carne. Anche Giovanni è disorientato, procede perché non può fare diversamente. Ma il suo (e di tutti) è un girare a vuoto − tra il ritorno a casa, la città assediata, il palazzo dov’è rifugiato il vecchio cieco − destinato a concludersi nel nulla. I quattro inesorabili cavalieri dell’apocalisse che perseguitano quest’ultima umanità sono Solitudine, Freddo, Fame e Malattia.
Solo la parola sembra poter creare una precaria incrinatura nella desolazione. E di tanto in tanto qualcuno racconta frammenti di apologhi. Ma la voce che fa da filo conduttore a tutto il testo – forse la voce narrante che fa improvvisamente e misteriosamente capolino a p. 40 –, è quella che ossessiona Giovanni volendo farne il testimone della fine dei tempi: “Questo ho visto, questo gli ho raccontato” (73); “Non sono niente se non la voce che deve dire queste parole”, (84). “Noi parliamo per non essere inghiottiti dal buio”, aggiunge (85), fatica peraltro inane per quanto umanissima. Giovanni è stato scelto (da chi? perché proprio lui?) per accogliere la parola. È l’angelo di cui parla l’Apocalisse, tramite di un dio? Se è un dio, è un dio impotente destinato anch’egli al nulla, come Giovanni, come tutti.
La forza di questo testo visionario, allucinato, che sembra voler anticipare una fine incombente (l’ondata di follia che divampa presenta tratti chiaramente contemporanei: sparizioni, suicidi, esecuzioni sommarie ci riportano a storie vicine se non vicinissime a noi, dotate della dirompenza del reale o di ciò che potrebbe esserlo) è nel linguaggio: un periodare paratattico, frasi brevi, incisive, un lessico sobrio, sempre usato in un modo che sorprende, dove un laconico e romanesco “Mo’ vai” (12), ci fa sentire con un brivido la crudele rozzezza di un padre, del padre di Giovanni. Mezzi semplici per ottenere risultati che incidono. E così la fame divorante che aggredisce le viscere di uomini e animali viene resa con l’immagine di un orso che si presenta, goffo e oscillante, al centro della piazza della città assediata: “L’hanno visto mordersi una zampa. Si è azzannato una zampa e si è lasciato cadere sulla schiena… Ha cominciato a morsicarsi la carne come se non gli appartenesse. E poi piegato e contorto si è chiuso sull’addome e il sangue ha cominciato a colare. Si è conficcato il muso dentro senza smettere di dimenare la grossa testa sgraziata… fino a spegnersi in un blando tremore di muscoli che si sciolgono e si contraggono e finiscono” (73). Come la metafora di un’umanità destinata ad autodistruggersi. Merita una particolare segnalazione la straordinaria compattezza della sezione Assedio – da cui è tratta la precedente citazione – dove, in una quindicina di pagine densissime e senza respiro, si perviene all’impietosa deflagrazione del male.
Qualche sparsa imprecisione come certe spigolosità della lingua non intaccano la grande forza del testo.

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Numero 16B e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Andrea Esposito, Città assediata [scheda di lettura]

  1. Pingback: Cadillac numero 16A [Speciale Premio Calvino], luglio 2017 | Cadillac

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...