Frigyes Karinthy , “Catene”

«Ecco un elemento di importanza cruciale» dissi infervorato nel bel mezzo di una discussione. Si parlava di progresso e della direzione in cui stava andando il mondo, se davvero andava da qualche parte e non erano tutte solo frasi fatte, l’eterno ritorno di ciò che è sempre esistito.
«Non riesco a trovare parole nuove per spiegarmi, e odio ripetermi. Mettiamola così: relativamente parlando, il globo terrestre non è mai stato tanto piccolo com’è adesso. A rimpicciolirlo è stato il ritmo sempre più veloce della comunicazione fisica e verbale. Non è una novità in sé, il tema è stato affrontato già più volte, da molti, ma mai da questa angolazione. Chiunque, su questo pianeta – se vuole, e se anch’io lo desidero – può venire a sapere nel giro di pochi minuti quello che penso e faccio, cosa voglio o cosa vorrei. E se desidero accertarmene di persona, in pochi giorni, in pochi salti arrivo dove voglio. Il mondo delle fate, dove prima si poteva entrare solo calzando stivali magici, ora è qui, intorno a noi, e ci ha perfino un po’ delusi, perché alla fin fine è un luogo molto più piccolo del mondo reale.
«Chesterton scrive che non capisce perché i metafisici si ostinino a figurarsi il Cosmo tanto grande; lui preferisce l’idea di un piccolo universo isolato, grazioso, intimo. Trovo che questo pensiero sia rappresentativo del nostro secolo della comunicazione. Anche l’anti-evoluzionista Chesterton, colui che rinnega le scienze e la tecnica, ha dovuto riconoscere che il tanto vagheggiato paese delle fate non può che essere il prodotto di quel progresso scientifico a cui lui stesso si oppone così strenuamente.
«Sì, tutto torna e si rinnova, ma non avete notato che il ritmo di questi ritorni e rinnovamenti ha ricevuto un’inaudita accelerazione, nel tempo e nello spazio? Le mie idee possono fare il giro della Terra in pochi minuti, cicli interi di storia mondiale si consumano nell’arco di pochi anni come fossero lezioni venute a noia. Questo ragionamento ci porterà di certo a una qualche conclusione, ma quale?» (C’ero quasi, ma poi mi è sfuggita ancora una volta. Sono sorti nuovi dubbi, forse perché ero arrivato troppo vicino alla verità. Sapete che vicino al Polo l’ago della bussola impazzisce – può darsi che succeda lo stesso alla nostra fede, quando ci avviciniamo a Dio.)
La discussione ci portò a fare un gioco intrigante. Per dimostrare che gli abitanti della Terra, oggi, erano più vicini gli uni agli altri di quanto fossero mai stati in passato, uno di noi propose questo esperimento.
«Selezioneremo una persona a caso fra il miliardo e mezzo che popola il pianeta, una qualsiasi, dovunque…» Poi scommise con noi che, passando per non più di cinque individui, fra cui un proprio conoscente, poteva contattare chiunque usando una catena fatta solo di conoscenze interpersonali. Per chiarire il concetto, spiegò: «Tu che conosci X.Y., gli chiederesti per favore di parlare con Z.V., che è amico di… e così via».
«Sono curioso» disse qualcuno. «Facciamo un esempio… prendiamo Selma Lagerlöf.»
«Bene, Selma Lagerlöf» rispose il primo. «Niente di più facile.»
Dopo neanche due secondi, era già pronto.
«Selma Lagerlöf, vincitrice del Nobel, conosce senza dubbio il re Gustavo di Svezia in persona, in quanto, per regolamento, fu lui stesso a consegnarle il premio. Il re è a sua volta un appassionato giocatore di tennis, partecipa regolarmente a gare internazionali e gioca sovente con Kehrling, che conosce e apprezza. E io conosco bene Kehrling.» (Anche il nostro amico è un bravo tennista.)
«Ecco la catena, sono bastate due persone su un tetto massimo di cinque, il che è piuttosto normale dato che con le celebrità è più facile trovare punti di contatto che non con le persone comuni, perché hanno molte più conoscenze. Cercatemi un caso più difficile.»
Accolsi la sfida e proposi un esempio più complesso: collegare me stesso e un qualsiasi operaio della Ford Motor Company addetto al montaggio. Con quattro passaggi raggiunsi la fine della catena.
«L’operaio conosce il suo capo officina, che conosce Mr. Ford in persona, il quale a sua volta è in buoni rapporti con il direttore generale dell’impero editoriale Hearst. Quest’ultimo l’anno scorso ha avuto modo di conoscere il signor Árpád Pásztor, che è anche un mio ottimo amico; mi basta chiederglielo e lui parlerà per me con il direttore esecutivo, il quale parlerà con Ford, che contatterà il capo officina e questi parlerà con l’operaio, al fine di fargli costruire la macchina di cui potrei aver bisogno.»
Il gioco continuava e il nostro amico aveva avuto ragione: non occorrevano più di cinque anelli per collegare uno qualunque tra gli abitanti della Terra con uno qualsiasi di noi.
Questo ci portò a farci un’altra domanda: si erano mai verificate condizioni simili nella storia?
Giulio Cesare era un personaggio illustre ma, anche volendo, avrebbe potuto incontrare un sacerdote Azteco o Maya in così poco tempo? Con molta probabilità no, né con cinque né con trecento passaggi sarebbe riuscito a costruire un legame. Anche perché, a quei tempi, delle Americhe e dei suoi abitanti si sapeva ben poco, esattamente come noi oggi sappiamo ben poco di Marte e dei suoi abitanti.
Dunque è in atto qualcosa, un processo di contrazione ed espansione, che va oltre il ritmo e le onde. Qualcosa si restringe e diventa più piccolo, qualcos’altro si allarga e diventa sempre più grande. È mai possibile, in questo mondo in continua espansione, generato milioni di anni fa dalla scintilla incerta che ha infiammato la massa di connessioni nervose contenute nel cranio di un uomo primitivo, che il cerchio si stia stringendo? L’espansione brucia qualsiasi cosa trovi sulla sua strada, restringendo il mondo fisico. Lo trasformerà in cenere? È possibile credere che il bene possa vincere sul male, che la vita possa vincere sulla morte e che Dio sia più potente del demonio?
Confesso con un pizzico di imbarazzo – e vi prego di non considerarmi matto – che sempre più spesso mi sorprendo a fare questo gioco, non solo in relazione agli uomini, ma anche alle cose. Ormai l’abitudine è tale che mi viene spontaneo. È un gioco inutile, lo so, ma vi sono affezionato come il giocatore che ha perso tutto al tavolo ma, pur di continuare ad ammirare le carte da poker, continua a giocare per un pugno di lenticchie o persino senza posta.
Lo strano rompicapo del Pensiero si agita nella mia mente senza sosta: come arrivare, attraverso due, tre, al massimo cinque gradi di separazione a un certo contatto, a un legame fra piccole cose della vita; come mettere in collegamento un fenomeno con un altro, il relativo e il transitorio con l’assoluto e l’eterno; come collegare il tutto con una sua parte? Sarebbe bello riuscire a vivere, divertirsi e considerare le cose da un’ottica puramente pragmatica, come portatrici di gioia o dolore, ma non mi è possibile. Mi eccita la speranza che il gioco possa aiutarmi a trovare quel qualcosa in più negli occhi che mi sorridono o nei pugni che mi colpiscono, qualcosa che vada oltre la semplice urgenza di avvicinarmi ai primi e rifuggire dai secondi. Qualcuno mi vuole bene, qualcun altro è arrabbiato con me: perché? Perché l’amore e l’odio? Ci sono due persone che non si comprendono l’un l’altra, ma vorrei riuscire a capirle entrambe: come?
Qualcuno vende uva in strada mentre mio figlio piange nell’altra stanza. Un conoscente è tradito da sua moglie, all’incontro di Dempsey hanno partecipato centocinquantamila persone, il nuovo romanzo di Romain Rolland non interessa a nessuno, il mio amico X ha cambiato parere sul signor Y. Un continuo girotondo, una manciata disordinata di mazzolini di campo: come trovare un filo conduttore in questo caos? Come riuscirci usando nient’altro che un ragionamento basato su supposizioni, invece che elaborando un trattato filosofico in trenta volumi? Forse solo tirando le somme e facendo in modo che la catena, giunta al suo ultimo anello, possa condurre alla fonte delle cose, a me stesso.
Come… Come questo signore… questo signore che si è avvicinato al mio tavolo, nel caffè dove sto scrivendo. È venuto da me e mi ha distratto con qualche faccenda insignificante: mi ha fatto scordare quello che volevo dire. Perché è venuto, come ha osato disturbarmi? Primo anello della catena: non ha una grande opinione della scrittura. Ma perché? Secondo anello della catena: in generale, oggi la scrittura non è più apprezzata come accadeva un quarto di secolo fa. Tutto quel fluire di idee e pensieri che ha caratterizzato la fine del XIX secolo, tutta quell’«ideologia» oggi non è più di alcuna utilità. Oramai disdegniamo tutto ciò che è intelletto. Terzo anello della catena: questo stato di cose ha scatenato l’isteria della paura e della violenza in Europa, e così – ecco il quarto anello della catena – l’ordine è andato distrutto. Che giunga, dunque, il Nuovo Ordine, che arrivi il nuovo Messia del mondo e si mostri ancora una volta il Dio dell’universo attraverso il roseto ardente. Che sia la pace, la guerra, la rivoluzione, di modo che – quinto anello della catena – nessuno possa più interrompermi mentre gioco, libero i fantasmi della mia immaginazione, penso!

traduzione di Andrea Rényi

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Numero 14, Racconti e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...