Alberto Laiseca, “LA MORTE DEL PADRE”

Adolf Hitler falcia il prato. Mio padre. Svolge questa occupazione domestica rubando tempo ai suoi importanti affari di Stato. Oggi ha deciso di lasciare un po’ tranquillo l’ebreo (che sarei io, ovviamente). Non sa che vengo dal futuro. Oggi morirà folgorato dal suo arnese e non lo sa. Infilali. Infila quei ditini nell’ingranaggio. Il passato è cosa fatta e pertanto è morto. Non posso cambiarlo. Non potrei salvarlo neanche se volessi, questo figlio di puttana che tanto danno mi ha causato. E comunque non voglio, è chiaro. Davvero non voglio? Ho paura della colpa? Magari fosse così. No. Devo ammettere che, nel profondo, voglio bene a quest’uomo mostruoso.
Perché gli voglio bene? Ah! È difficile da spiegare. A volte mi portava con lui al Club Social a bere vermut. Sì, mi dava il vermut nonostante fossi un bambino, e io ero completamente felice. Servivano anche stuzzichini (patate fritte, salamini e cubetti di formaggio). Per di più, a volte, mi comprava delle sigarette di cioccolato. Che buon padre avrebbe potuto essere, se non fosse stato tanto cattivo e pazzo.
Mi iniziò persino all’abitudine della lettura. Mi comprava fumetti e un giorno venne nella mia stanza: «Tieni. Leggi questo». Era Il fantasma dell’Opera di Gaston Leroux. Da quel giorno fino alla vecchiaia l’ho letto almeno venti volte.
Fece anche in modo che mi appassionassi alla musica, nonostante le stronzissime lezioni di piano che mi obbligò a frequentare.
Suonava molta musica classica sul giradischi. Confesso che non ci capivo un cazzo. Un giorno mi fece: «E va bene, figlio mio, che ci vuoi fare? Sarai un idiota musicale. Neanche a Napoleone piaceva la musica».
Tipico di mio padre: ti accarezzo con la mano sinistra e ti mollo uno schiaffone con la destra. Heil Hitler!
Ovvio: nessuno vuole essere un idiota musicale e io men che meno. E una sera, mentre papà ascoltava il terzo concerto di Rachmaninov, finalmente capii. Divenni pazzo dal sollievo. Ero euforico, a dirla tutta, non ero un idiota musicale.
Papà non capì. Credeva che stessi facendo casino e si incavolò a morte. Però la grazia mi aveva toccato e non mi avrebbe più abbandonato.
Mio padre, totalmente ignaro della situazione, sta per toccare i fili scoperti. Li ha toccati. È tremendo. Ciao, papà. A presto.

Traduzione di Luciano Funetta

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