Cadillac numero 14, febbraio 2017

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Benvenuti su Cadillac numero 15, ultimo di una trilogia di curatele «esterne» alla redazione; a quest’atipicità si aggiunge quella di una selezione che, per la prima volta nella storia della rivista, non contiene racconti di autori italiani emergenti, ma soltanto testi per me meritevoli di lettura. I motivi sono due: 1) non mi occupo di scouting; 2) sono stato «usato» per esplicitare un tacito precetto di Cadillac: «non dare mai al pubblico quello che si aspetta, a costo di rimanere solo» (à la Andy Kaufman), perché altrimenti, diceva Céline, «ci si abitua a tutto, anche alla morte».
E si comincia quindi con «La morte del padre», racconto inedito dell’argentino Alberto Laiseca (1941-2016), tradotto da Luciano Funetta, a sua volta autore dell’ottimo «Dalle rovine» (Tunué, 2015). In Italia di Leiseca è stato pubblicato soltanto « Avventure di un romanziere atonale» (Arcoiris, 2013), tradotto da Loris Tassi. Rimando chi volesse saperne di più alla nota biografica che segue il racconto, a cura di Davide Corsetti.
Si prosegue con i primi tre capitoli del romanzo/memoir «Non c’è scampo» («You can’t win», 1926) di Jack Black, pubblicato nel 2006 dalla defunta Alet. Lo credevo fuori catalogo, ma risulta disponibile sui canali di vendita online: se è vero, procuratevelo. Anche qui, delego alla recensione del critico Gianfranco Franchi il compito di fornire informazioni e riflessioni.
Tre: si ride con Čechov.
Quattro, un estratto/manifesto da «Middlesex» di Jeffrey Eugenides, vincitore del Pulittzer nel 2003, uno di quei romanzi che, secondo Luca Briasco [vedi «Americana» (minimum fax, 2016)], potrebbero contribuire a un nuovo canone della letteratura americana.
Tocca quindi a «Catene» di Frigyes Karinthy, il racconto in cui lo scrittore ungherese ipotizzò, nel 1926, la Teoria dei Sei Gradi di Separazione, secondo la quale ogni persona può essere collegata a qualunque altra su scala globale attraverso una catena di conoscenze con non più di cinque intermediari. Uno spunto di riflessione enorme, soprattutto oggi che, grazie ai social network, questi gradi di separazione si sono ridotti a due, ridicolizzando il divario tra anonimato e fama, invogliando il dialogo con le rockstar appena morte o aizzando le lapidazioni mediatiche, tutti temi che tratto nel breve saggio «La delegittimazione della cultura alta come rimedio alla solitudine», all’interno della raccolta «Automat» (Samovar, 2007).
Al sesto posto, tre racconti brevissimi e deliziosi di Dino Buzzati, selezionati in modo del tutto arbitrario, come in verità avviene ogni volta che si vuole proporre una selezione ragionata, e apparentemente condotta secondo un metodo scientifico, per sua natura però inapplicabile alle opere d’ingegno umanistiche.
Al settimo posto il racconto «L’alba» di Manlio Cancogni, che ho sentito elogiare, da qualche parte, allo scrittore Giorgio Vasta.
Segue un estratto del capolavoro di Malcolm Lowry, «Sotto il vulcano» (1947), cui si accoda un estratto di «Sotto l’ala dell’Angelo Forte» del polacco Jerzy Pilch, uscito in Italia nel 2005 e fuori catalogo. Pilch è più debitore a Erofeev che a Lowry, ma in tutti e tre i casi ci troviamo di fronte alla letteratura per eccellenza, quella ispirata dall’alcol. Sul tema, consiglio anche «Lo squalificato» (1948) di Osamu Dazai, purtroppo tutt’oggi disponibile soltanto nella traduzione di Luciano Bianciardi (del 1962), che non è male, ma è stata fatta a partire dalla traduzione inglese, saltando a piè pari il giapponese, che detto così fa ridere, ma non è una bella cosa. L’estratto di Pilch è seguito da una nota del traduttore Lorenzo Pompeo e da una «recensione libera» dello scrittore Angelo Orlando Meloni.
Si chiude con un passaggio di «Topologia di una città fantasma» (1976) di Alain Robbe-Grillet, acme del noveau roman, fotografico e mesmerizzante, uno di quei libri che oggi nessun editore ripubblicherebbe mai (nel 1983 l’aveva fatto Guanda, la cui narrativa era ai tempi diretta dal critico e scrittore Franco Cordelli). E forse la verità è che oggi non c’è più alcun motivo di pubblicare certe cose.
Buona lettura.

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INDICE

1 – Alberto Laiseca, La morte del padre
2 – Jack Black, Non c’è scampo [estratto]
3 – Anton Čechov, Un cane di valore
4 – Jeffrey Eugenides, Ermafrodito [estratto]
5 – Frigyes Karinthy, Catene
6 – Dino Buzzati, La casa ideale, Scherzo, Un caso
7 – Manlio Cancogni, L’alba
8 – Malcom Lowry, L’importanza di una vita da alcolizzato [estratto]
9 – Jerzy Pilch, Bevo perché bevo [estratto]
10 – Alain Robbe-Grillet, Topologia di una città fantasma [estratto]

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