Madeleine, 1 dicembre 2016

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Conservo una memoria eccezionale, penso perfino abbastanza prodigiosa, di tutti i luoghi in cui ho dormito, fatta eccezione per quelli della mia prima infanzia – sin verso la fine della guerra – che si confondono tutti nel grigiore indifferenziato di un dormitorio di collegio. Per gli altri, mi basta semplicemente, quando sono a letto, chiudere gli occhi e pensare con un minimo di applicazione a un luogo determinato, perché quasi istantaneamente tutti i particolari della camera, la posizione delle porte e delle finestre, la disposizione dei mobili, mi tornino in mente, perché, più precisamente ancora, io provi la sensazione quasi fisica di essere di nuovo disteso in quella camera…Lo spazio risuscitato della camera basta a ravvivare, a far rivivere, a riportare a galla i ricordi più fuggevoli e più insignificanti così come i più essenziali. La sola certezza cenestesica del mio corpo nel letto, la sola certezza topografica del letto nella camera, riattiva la mia memoria, le dà un’acutezza, una precisione che altrimenti non ha quasi mai.

Georges Perec, Specie di spazi, (Bollati Boringhieri, 1989).

Madeleine è un’antologia di racconti inediti composta da sguardi singolari e fragile vissuto. Partendo da uno spazio reale e attraverso una ricerca affettiva, nove autori evocano immagini che si legano ad altre immagini, pensieri ad altri pensieri. Sotto forma di vertigine introspettiva, ha origine un corteggiamento intenso rivolto al passato, che cresce e si tramuta in una tensione dialettica tale da ricomporre quella stanza di cui si ha più memoria. La dimensione narrativa diviene così un mosaico fatto di frammenti emotivi e percezioni sensoriali, come le tende gialle di Mia Parissi, la rimessa dei cavalletti e dei mangiadischi di Luisa Ruggio, lo stanzino di Cosimo Argentina, le lenzuola di Ilaria Giannini, il Bukowski a colori di Nero Desideri, e ancora il tumulto dell’inverno contro i vetri di Maria Lo Conti, i piedi nelle stanze degli altri di Marco Lupo, il fritto di pesce di Rossella Tempesta, l’odore d’incenso di Maira Marzioni e gli avanzi disordinati di Elisabetta Liguori. Il risultato è una raccolta di ricordi, maturata in un lungo tempo, fatta di parole fitte fitte dentro uno spazio che si fa spazio, che suggella il significato profondo della recherche proustiana, approdando con delicatezza nelle stanze pensate e disegnate da Andrea Serio.

Margherita Galiano

INDICE:
Due volte, Mia Parissi
La passionaria, Luisa Ruggio
Il cuore di Priamo, Cosimo Argentina
Camera diciassette, Ilaria Giannini
La stanza prima, Nero Desideri
Il bisogno di restare, Maria Lo Conti
La stanza, Marco Lupo
Qui fuori, Rossella Tempesta
Odore d’incenso bruciato, Maira Marzioni
Burnout, baby!, Elisabetta Liguori

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3 risposte a Madeleine, 1 dicembre 2016

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