Matteo Galiazzo, “Dare fastidio”

Chi non scopa a capodanno non scopa tutto l’anno.
Umf. Per un po’ ci ho creduto, così, sovrappensiero. Poi non ci ho creduto più. Ora ci credo di nuovo.
Se questo è vero per un capodanno normale figuriamoci per quello che segna la fine di un millennio. Chi non scopa a capo del millennio è destinato a non scopare più per tutto il millennio.
Uno si reincarna, ignaro di tutto, poi si accorge che c’è qualcosa che gli impedisce regolarmente di portare a letto una donna, o un uomo, non sa cosa sia questo qualcosa, te lo dico io cos’è questo qualcosa, è il fatto che durante il capodanno del Duemila, in una delle tue vite precedenti, non hai scopato. Ora ti puoi reincarnare quante volte vuoi, ti dico, in qualsiasi bellissimo corpo di uomo o donna o animale, ma se nella vita che avevi a cavallo dei due millenni non hai scopato durante quel capodanno lì non lo potrai fare mai più per tutto il millennio. Tutto questo è documentato. Mica lo dico così.
E dev’essere proprio quello che è successo a me nella vita che ho vissuto alla fine del millennio precedente. Evidentemente il capodanno dell’anno Mille l’ho passato a dar da mangiare ai piccioni e a leggere le istruzioni su un vasetto di codeina, perché poi è quello che ho fatto per tutto il resto del millennio, passare le serate a nutrire piccioni e leggere istruzioni sul vasetto di codeina.
Sono vergine da mille anni. Probabilmente anche da prima.
Forse anche il capodanno dell’anno Zero non mi ha visto protagonista di grandi performance. Mentre il bue e l’asinello scaldavano Gesù nostro signore nella mangiatoia mi sa che io portavo fuori il cane. Bah.
Anch’io non credevo a questa storia, proprio come voi. Cioè, mi dicevo, è impossibile, sennò tutti dovrebbero aver per forza scopato la prima volta a capodanno. Nessuno nella storia potrebbe mai aver scopato per la prima volta in una data qualsiasi, perché questo infrangerebbe la regola. Basta che uno perda la verginità il cinque ottobre per dimostrare che la regola non vale.
Per tranquillizzarmi ho chiesto a Fulvio, un mio amico chiaramente non più vergine da tempo. Tu la prima volta, non era mica capodanno. Era capodanno. Tutti quelli e quelle a cui l’ho chiesto l’hanno fatto per la prima volta a capodanno. Nessuno ci fa caso, ma tutti l’hanno fatto per la prima volta a capodanno, se glielo chiedi, ho scoperto. Tu che stai leggendo in questo momento e credi di averlo fatto in una data diversa, ti sbagli.
Tu sei ancora vergine, proprio come me. Come? Hai tre figli?
Hai delle videocassette che tolgono ogni ragionevole dubbio?
Non scherziamo. Poi ho visto le videocassette. Quello lì me lo chiami scopare? Ah ah.

Il Concorde dentro è stretto come un tubetto di dentifricio. Io faccio parte del dentifricio. Rutila Junova, la famosa fotomodella strabica, è seduta appena oltre la tendina che separa i ricchi dai ricchissimi. Anche lei fa parte del dentifricio, un’altra qualità di pasta. È vestita da sera, con un vestito da sera di jeans semitrasparente che vale abbastanza da poter ripianare i debiti di un editore medio-piccolo. La linea del suo sguardo disassato farebbe impazzire qualsiasi giroscopio. Lei parla, circondata da tutta quella marmaglia che si forma naturalmente attorno alle modelle, lei parla e sembra assurdo che tutta la sua voce debba rimanere contenuta dentro questo ambiente pressurizzato.
La marmaglia si aspetta quattro capodanni di fila da questo viaggio, per questo siamo sul Concorde. Il primo capodanno al Cairo. Siamo diretti là. Il secondo capodanno a New York. Il terzo a Los Angeles. Il quarto alle Hawaii. Dopo il primo veglione risaliremo sul Concorde e ci arrampicheremo a ritroso per i fusi orari del globo verso quelle parti del mondo dove la mezzanotte non è ancora scattata. Sospetto che già nella tratta Cairo-New York il tenore alcolico dei partecipanti trasformerà questa freccetta bianca in una grande orgia volante.
Si poteva anche fare di meglio. Altri Concorde si fanno fino a otto veglioni di fila, partendo dalle Tonga, e toccando siti più suggestivi e meno banali dei nostri. Io sono qui su questo. Perché su questo c’è Rutila Junova.
Rutila Junova è una portatrice sana. Io la seguo da quando ha fatto quella pubblicità della stampante laser a colori. Dispiace vederla circondata da stronzi. I ricchi sono volgari. Lo dico, probabilmente, perché io sono povero.
La cabina di pilotaggio del Concorde è piena di strumenti analogici, ed è un sollievo. Tutta questa ansia per i cambiamenti di data è dovuta anche ai quadranti digitali, secondo me. La mezzanotte in un orologio con le lancette non vuol dire niente, le lancette avanzano regolarmente, senza nessuna discontinuità. Ed è un’immagine migliore, è un’immagine del tempo più vera, perché il tempo passa così, proprio così, come una lancetta. Il secondo che separa le undici e cinquantanove dalla mezzanotte non è diverso in niente dal secondo precedente, o da un qualsiasi secondo. È così che dovrebbe essere. Invece chi, vedendo l’orologio del videoregistratore segnare le undici e cinquantanove, non rimane lì impietrito a fissare i due puntini pulsare finché tutte le cifre non cambiano? Alcuni secondi sono più importanti di altri, ecco cosa ci dicono gli orologi digitali. Chi, vedendo che il contachilometri segna novecentonovantanove chilometri, non si mette a guidare in tondo sulla piazzola per vedere tutte le cifre che cambiano? È una questione grafica, ecco. Non ci fosse la scrittura nessuno ci baderebbe. Non so perché, ma per certa gente è bello vedere che tutte le cifre cambiano. Questa gente che è nel Concorde con me ha pagato fior di milioni per vedere quattro volte le cifre che cambiano. Per poter mettere indietro l’orologio quattro volte e rivedere di nuovo tutte le cifre che cambiano. Rutila Junova è una portatrice sana. Rutila Junova è qui per scopare quattro volte con qualcuno della marmaglia, e perpetuare così per un altro millennio la procreazione della marmaglia stessa.
Guidare un Concorde vi potrà sembrare difficile. Ma se hai passato gli ultimi mille anni a osservare piccioni, be’, avrai capito un sacco di cose sulle robe che volano. Così come se hai passato gli ultimi mille anni a leggere le istruzioni su un vasetto di codeina saprai che si tratta di un derivato dell’oppio che induce una certa sonnolenza. Nella quantità giusta farebbe russare un cocainomane.
Il comandante, il secondo pilota e l’addetto radio, loro hanno avuto la quantità giusta.
Non è difficile. Mantengo il Concorde sui dodicimila piedi. Ho staccato il pilota automatico e ho corretto la rotta sui zero nove cinque. Là fuori è tutto bianco, le nuvole ricoprono qualsiasi cosa.
Ma se ti sforzi le vedi, delle piccole linee di convergenza. Sono linee sottili, che indicano il momento in cui scatta il fuso orario.
Laggiù, proprio lì in fondo, a meno di tre ore da qui, c’è Tokyo.
Ed è proprio lì che stiamo volando. Poco oltre Pechino i nostri orologi passeranno dalle undici e dieci del trentuno dicembre alla mezzanotte e dieci del primo gennaio.
Così non ci sarà nessun capodanno. Non farò l’amore con Rutila Junova, per poterlo fare anche nei prossimi mille anni. Mi basta solo che lei non lo faccia con nessuno della marmaglia, come sarebbe successo inevitabilmente, così nessuno della marmaglia potrà averla nel prossimo millennio. Quanto a me, ormai mi sono abituato così.
C’è tempo per cambiare. Noi ci rivediamo tra mille anni.
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