Cadillac Numero 5, aprile 2013

cadillac_vestegrafica_01_20mar13Chi si ferma è perduto. È precipua[1] di un’intelligenza superiore l’attitudine a mettere in discussione stilemi sclerotizzati, automatismi culturali, cliché formali. La redazione di Cadillac, non essendo composta in alcun modo da intelligenze superiori, vuole quantomeno abbracciare questa visione del mondo quale entità mutevole, nonché l’eventualità auspicabile di una trasvalutazione di tutti i valori, rispettosa delle colonne portanti dello scibile e mai negazionista – semplicemente: scaturigine di dinamismo.

Ora, a prescindere dall’ipotesi remota che le righe precedenti abbiano un qualche significato, Cadillac è alla sua prima rivoluzione.

Innanzitutto, nuova veste grafica, sia per il web che per il numero (da adesso trimestrale digitale e semestrale cartaceo), risultante dell’incontro sinergico tra la redazione, indirette suggestioni transatlantiche e la sempre preziosa Margherita Barrera.

Anche la redazione ha cambiato i suoi connotati, con l’ingresso di Fabio Deotto, Andrea Pastore e Mauro Maraschi e una decina di collaboratori esterni. I fondatori, Michele Crescenzo e Natan Mondin coordinano il tutto, portando avanti rispettivamente le rubriche Un posto pulito, illuminato bene e Mustache, mentre Giulio D’Antona è stato promosso a Imperatore delle Terre Grafematiche.

Ma vantiamoci un po’ dei contenuti. Dopo Il collezionista, racconto inedito di Jonathan Lethem apparso sul quarto numero nella traduzione di GDA, Cadillac #5 si pregia della presenza di Shelley Jackson, con un pezzo, inedito in Italia, dal titolo Libro liturgico della Chiesa della Parola, o Chiesa della Lettera Morta. È iniziato il dialogo con Mc Sweeney’s, n+1 e la storica Maltese Narrazioni, mentre con Five Dials è nato un vero sodalizio. E poi (sul web): Treasure Box, a cura di Francesca Scotti; CarneDePedro, con le poesie inedite di Pedro Juan Gutiérrez; La settimana di Giorgio Fontana; le incursioni recensorie di Ivano Porpora; i contributi di Jacopo Cirillo e Marina Pierri. Tanti gli illustratori di talento: dagli emergenti Dalia Del Bue, Laura Fanelli, Emanuele Giacopetti, Misstendo e Francesco Bevilacqua agli affermati Fabio Visintin, Julia Binfield e Alice Beniero. Ma la copertina di Alexandra Huard, dico, l’avete vista la copertina di Alexandra Huard?

Orchestrare tutto ciò non è stato facile né veloce, né consideriamo il risultato un traguardo ma solo la prima delle metamorfosi. Quella che vedrete nei prossimi mesi (anni?) è una salita, è Cancellara sul muro del Grammont, è la traslitterazione su carta del incedere ritmico che prelude a un orgasmo, è la parete nord dell’Eiger. Lunga, ma estremamente spettacolare.

[1]  Precipuo è un aggettivo che è scritto bene non è un errore di stampa significa primo in ordine d’importanza particolare vi risparmiamo di andare a vedere sul dizionario c’è già andato Paolo Nori. [Buona guarigione, Paolo].

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