Rosa Liksom, “Tra il centro della città e l’ostello…”

Tra il centro della città e l’ostello per turisti c’era una grande palude. A febbraio il gelo che arriva dall’Atlantico la trasformava in una lucente distesa di ghiaccio. La donna con la pelliccia e gli stivali alti di pelle andava diritto verso il dormitorio, con un’espressione seccata sul viso. In cielo la scia bianca di un aereo a reazione squarciò le nubi di un blu carico. Vicino alla sterpaglia rallentò: sentì quasi una fitta al cuore e si ricordò di qualcosa del passato, l’estate piena, l’erba folta e verde, il grugnito del maiale tra le mani del macellaio. Riuscì a mettere ordine tra questi ricordi. Era davvero accaduto, ma altrove, in un altro paese. Diventò triste. Ficcò le mani nelle tasche e fu percorsa da un brivido freddo che le saliva dal ventre fino ai capelli.
Dietro il cespuglio un uomo tratteneva il respiro e aspettava il momento in cui la donna sarebbe arrivata al posto giusto; gli occhi erano pieni di paura e le vene sulle tempie gli pulsavano. Rimase ancora un attimo lì in silenzio e poi si buttò sulla donna da dietro. Lei cadde a terra sulla schiena, battendo la testa sul ghiaccio. L’uomo aveva un respiro discontinuo e veloce, la faccia pallida, ancora da bambino, i capelli biondi al vento e i guanti neri di pelle. La colpì in faccia, le strappò i bottoni della pelliccia e fece scivolare la mano sotto il maglione, mentre con l’altra cercava di sbottonarle i pantaloni. Lei non gridava, ma lo scrutava. Le sembrava addirittura carino. Poi guardò su, in cielo. La scia bianca dell’aereo a reazione era scomparsa. Erano rimaste soltanto le nuvole blu e il gelo che le intirizziva i capezzoli.
“Andiamo a farlo al caldo”, disse, mentre lui cercava goffamente di toglierle i pantaloni attillati. L’uomo si spaventò e ritrasse la mano. La guardò con sospetto, ma poi allentò la morsa; le mani della donna sanguinavano.
“Ho una stanzetta piccola ma calda”.
L’uomo guardò le sue labbra turgide e si alzò velocemente. La donna si sollevò goffamente, si abbottonò il maglione e si aggiustò i capelli. Si diresse verso il dormitorio mentre l’uomo la seguiva, un paio di passi dietro.
Il portinaio dormiva. Entrarono nella stanzetta a pianoterra, arredata spartanamente, e iniziarono a spogliarsi, la donna con disinvoltura, l’uomo maldestramente. Lei spostò il copriletto e si distese, guardandolo negli occhi. Non vide altro che un vuoto profondo. Sospirò, fece scivolare la mano tra le cosce, chiuse gli occhi e sul viso inscenò un lieve sorriso. L’uomo si distese su di lei con impaccio. La donna gli carezzava le spalle; lui la baciava sui seni e sul collo e cercò di penetrarla. Senza successo. Lei chiuse gli occhi e deglutì. L’uomo rotolò su un lato e gagnolò come un cucciolo. Dormirono abbracciati fino al mattino. Poi la donna dovette andare al lavoro. Prese il pacchetto di sigarette dal comodino e uscì. L’uomo si svegliò solo nel primo pomeriggio, quando lasciò la stanza senza voltarsi nemmeno una volta.

traduzione di Antonio Parente

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