Alessandro Fiori, “Lasciate il Mugello”

1. Se ne vanno in giro. Qualcuno sta lì vicino alla legnaia. Col cappello, vestito di merda col puzzo che si sente da lontano. Avrà mangiato poco. Avrà spaccato qualche collo. Avrà aperto qualche collo col coltello affilatissimo. Sono fatti di sangue di bestia, capretti maiali galline. Poi la sera sono tutti in fila al bar della stazione a puzzare di capra, a guardare la champions, a parlare di fucili e di Mourinho. Abili guidatori da soppiatto a fari bassi. Vendono i marroni, bevono un bicchiere e diventano rossi, ricordano i tempi andati quando menavano il cazzo in giro per casa. Hanno come miglior amico un veterinario albanese che ricuce i cani da caccia aperti dal cinghiale. Hanno collezioni di ditoni fossili ad unghia di carbone. Guai a chi si avvicina, sono sempre all’erta. Se si sente l’ape stanno arrivando. La panda entra sulla statale come un boa. Come Mutu non c’è nessuno. Abbassano il prezzo delle zucchine. Stanno fermi sulla strada sterrata come indicatori. Si alzano alle 4 del mattino e guardano in terra. Non mancano di maledire. Hanno cataratte ingiallite dal fumo, fiati strepitosi. Caricano il fucile nella panda e parcheggiano vicino allo stadio. Da qualche anno è stata costruita una piccola tribuna in muratura. D’estate portano i caprioli per la sagra del tortello. Portano i cinghiali per la sagra del cinghiale. Portano qualche lepre al veterinario. Se Mutu sbaglia un gol è uno zingaro.

2. L’unica festa degna di questo nome è la festa dei morti. Quando a Vicchio c’è la festa dei morti te ne accorgi e allora sai che è il primo di novembre. La popolazione si veste da festa, lascia la televisione accesa per i ladri ed esce di casa. La strada del cimitero è quella che va a Dicomano e il primo novembre si intasa di gente che festeggia i parenti seppelliti. Le donne hanno le scarpe strette, gli uomini la giacca e il cappello. La statale è impestata di fiori come al Sanremo. La festa è silenziosa e le macchine non possono passare. Una folla così non si era mai vista, arrivano anche i parenti migrati nel Belgio. Giorgione e la Casa del Prosciutto fanno affari, ma soprattutto il bar l’Arsella che è vicino al cimitero. La gente compra il castagnaccio e qualche porcino slavo scongelato. Il vino non è più novello. Nell’aria c’è un gran rispetto. La Gazzetta per vergogna si sbircia di sottecchi. Da Firenze arrivano i vigili a far lo straordinario perché sennò non ci si organizza. Dicono che a Firenze tanta gente l’avevano vista solo all’inaugurazione della tramvia. Tra la folla riaffiorano alcune mogli credute disperse. Fa due gocce. C’è un gran silenzio. Nessun automobilista si permette di suonare. I ritardatari si stanno ancora sbarbando.

3. Nel frattempo il transatlantico dava il via al suo tragitto divertentissimo e tutto questo a nostra insaputa. Ero in letargo col poeta. La prima cosa che abbiamo fatto è stato finire il vino, poi ci siamo buttati sul distillato di cedrina zuccherino anzicheno’.
I corpi erano sani, bastava controllare il transito dell’aria e la geometria di tutto quanto, soprattutto torace e addome: ma i denti e il fegato non c’entravano una cazzo. La baita era di legno come la voleva il poeta, ma i riscaldamenti quelli no: esso richiedeva i comfort della tecnologia, le stufe elettriche magari col timer invece della stufa a legna cuore di ghisa. Freddo compromettente, estenuante, infatti. Tolto il succo di melagrana con la spugnetta abbiamo buttato sull’incerata centinaia di a4 stampati tra poesie racconti canzoni e drammaturgie. Abbiamo registrato col walkman, siamo stati ivi fatti ed attivi, fattivi.
Nel frattempo partiva il contest di tenori e soprani ma tutto questo a nostra insaputa.
Come baroni abbiamo preso due bomboloni caldi dicendo grazie e buonasera, poi ci siamo rintanati in casa ed abbiamo infilato golf su golf su caffè su caffè. Non vi dico l’onore di avere il poeta, di saperlo pernottare in domo: la mia ammirazione, la sua ingratitudine. Mentre lavava i piatti parlava di feste rosa, di gelosie, di maschi rincorsi con mutande in mano, di segugi che vanno annusando abiti per trovare sperma d’uomo. E poi abbiamo iniziato a scureggiare. Questo è il letargo col poeta, e dura una manciata d’ore. Nel frattempo aveva iniziato a nevicare come non accadeva da anni e tutto questo a nostra insaputa. Abbiamo provato a guardare anche un film di Fellini 1983 per distrarci, ma potevamo solamente scureggiare con i suoni e gli odori della più alta carica, strafottenti. Non avevamo nemmeno tuniche per rattafanare i peti come fanno i preti. Stavamo alla mercé dei nostri organismi, immobili e ritratti da Hopper, per niente divertiti. E buttavamo legna come in trincea, come i beccacinisti contemporanei che tornano senza pennuti e senza cartucce. Continuammo ad appestare con scrupolo e cattiveria, la cagna voleva uscire. Poi d’un tratto l’armistizio: vestiti per eccesso ci buttammo sulle brande passando al passato remoto, ed ognuno separatamente continuò a scureggiarsi addosso. I plotoni furono decimati, rimanevano solo arance ed alcune sigarette.
Al risveglio il poeta mi ha parlato della prigionia e si è fatto accompagnare alla stazione di Borgo san Lorenzo.

4. A prendere le sigarette si va da Giorgione a parte il giovedì che è chiuso. Giorgione è la bottega di Sagginale. Poi c’è anche il ristorante un po’ oltre che si chiama sempre da Giorgione. Giorgione io non l’ho mai visto, quello che pensavo fosse Giorgione è in realtà suo figlio. Ma comunque questo nome gli si addice con tutte quelle sigarette che accende e il morso inverso. Quando entri da Giorgione se non ti hanno mai visto prima sembra d’essere al car. Se ti fermi a leggere il Corriere Stadio percepisci alle spalle qualcosa di sinistro. Poi con i mesi se sei andato sempre di monosillabi e sei stato abbastanza accigliato Giorgione ti dice ciao. Giorgione vende vino capaccino. Il vino capaccino fa venire mal di testa sin da subito senza aspettare il risveglio del giorno dopo. È meno caro del vinaino di Borgo e te lo mette nelle bottiglie di Moretti. Una volta dovevo andare da amici e gli ho detto che volevo una di quelle bottiglie per fare una bella figura. Gli ho lasciato 7 euro e l’abbiamo versata tutta nel lavandino. Il giorno dopo sono andato a richiedergli i soldi e mi ha regalato un pacchetto da 10 di Pall Mall blu. Da Giorgione si danno appuntamento bestie mitologiche che odorano d’insaccati. Questi uomini si appoggiano da qualche parte come mosconi infreddoliti e aspettano che arrivi il trans con la Porsche. Quando arriva il trans con la Porsche diventano giovani e interrompono le discussioni. La bottega piomba in un silenzio pneumatico. Guardano il culo, le pocce, la fica, il cazzo. Poi quando la Porsche si allontana fischiando i copertoni si apre il dibattito. Qualcuno se lo scoperebbe lo stesso, qualcuno no. Giorgione nel frattempo sbuccia il terzo pacchetto di MS. In questo breve racconto ho pronunciato ben 11 volte il nome di Giorgione. In un solo giorno a Sagginale questo accade ben più volte.

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