Cadillac Numero 1, gennaio 2012

cadillac_numero_1-1Editoriale

Ho immaginato una rivista che fosse un’automobile. Non uno di quei mezzi a quattro ruote studiati per spostarsi nelle città che sono nate quando il motore a scoppio era una fantasia degli alchimisti. Nemmeno una di quelle che trovi posteggiata al primo piano degli autosilo del centro, tutta interni in pelle e targa offshore.
Ho voluto una macinachilometri che puoi barattare solo in cambio di un microfono, che ci sali sopra e ti porta dove vuole lei, perché il pilota automatico ha un che di miracoloso.
Tutto è partito dalla scelta di questo motore immobile, difficile e nata dalle ceneri di un esperienza toccante, in un salotto della Milano bene dove quindici aspiranti romanzieri confessavano paure e frustrazioni. Una donna che colleziona scarpe e una popstar che colleziona libri mi hanno segnalato tre ragazzotti. Io li ho messi alla prova, li ho uniti e gettati su un marciapiede fra kebab, enoteche, appartamenti con vista ferrovia-consolato cinese-periferia nord.
Sono diventati tre illuminati che scopano il mare con il rastrello e raccolgono solo il  meglio dell’impubblicabile.
Un mattino mi sono svegliato, ho trovato una nuova casella di posta elettronica e fra gli aggiornamenti di Facebook segnalazioni di articoli, aggiornamenti di costume, lettere a passati prossimi, questioni di baffi, invettive contro la routine letteraria, critiche di libri che in pochi criticano e leggono, viaggi in compagnia dei luoghi comuni oltre la loro comodità.
A colazione ho inzuppato savoiardi nel prosecco e mi sono riaddormentato. Ho sognato che tutto questo si potesse sfogliare, grazie a quei tre la realtà onirica si è fatta .pdf. Così possiamo sentire il rumore della vita trasformarsi in blip al voltare le pagine della mia rivista. E tengo a sottolineare il mia, nonostante abbia ancora un’idea confusa dei compiti
e delle responsabilità che mi spettano. Mi accontento di godere dei meriti che deriveranno
dal lavoro di chi ho voluto accanto e che, ovviamente, è molto più competente e preparato di me. Mi auguro che questo numero uno moltiplicandosi non segua le leggi dell’aritmetica e rimanga uno per sempre. Voglio che continui a fare l’effetto dello spruzzino d’acqua sui visi congestionati dalla tintarella. Perché la mente è come la pelle: va idratata, altrimenti vengono le rughe, le rughe sono inestetismi tendenti alla malattia e io sono un salutista.
Vi lascio alla lettura di questo primo meraviglioso numero mentre mi fumo una sigaretta,
che tanto domani vado a correre.

Alvise Moncretona

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